Per omaggio a mia madre Lina inserisco “Ottetto per madre” tradotto in inglese dall’Università americana John Cabot di Roma. (È compreso nel libro Casa d’Aquila).

Ottetto per Madre

Il Panda

Senza pace, con pena e senza girarmi
mai, pestando
mica pepe o caffè ma gardenie, io amo
la mamma e i topi; li metto insieme chissà
perché. O ancora, Perché volere bene a quel
modo? Spezzato così in due, collo in già,
polvere senza cerniere, bottone, qualcosa.
Sempre
senza girarmi. I Perché chiarendo la vita ai
tranvai, alle piante. Lei, pura,
mi dà
questa riserva di bambù. Nient’altro.
Poi via. Io
su, che l’ho addosso oramai e non posso
schivarla, pestarla nemmeno, mettendo
con cura ogni piede tra l’erba.

2

Si fa sabbia così, si sfalda
al vento di casa mia. Accusa
altre cose deboli, la cecità, per
esempio. Io non so
cosa dire quando siede su me come
fossi cemento. Oppure
vola, ci credo, va via, si stende
altissimamente e in largo. La
guardo con quella
paura dei nani per un monumento.

3

Lei ora elegante, vistosa come le madri, si stacca dal
niente e ride. Qualcosa
dei venti, d’urgente, una fuga, un ritorno, mi lega
a lei che darei
tutto il corpo per quella risata.
E’ salita
col petto in su verso l’estasi delle nubi,
a quella distanza più nere che altro; poi
È scesa; pioveva. Ha
saltato la corda coi piedi fiammanti di santa e al collo
perle vere.

4

La vecchia Lina è caduta, cantando, di
schiena, com’una forza muta d’un tratto
cedesse, togliendo le staffe dietro. Era a cavallo e
sbatte in terra. Si prende
al viso tirando invano le cataratte. Eccola
lì, la vecchia canina mamma.

5

Una donnina tutta lepre, sveglia,
s’ accontenta della giornata e beve acqua
com’ una spugna. “Ehi!, non ho mica cent’anni
per aspettare che te ne vada! Sembri Lazzaro”.
Più tardi
sfoneremo i capelli alla sera. Rivede
tante cose crollare per un capello, saranno
persone, cose, non sa, ma non meraviglia
che resti il sughero ancora sulla bottiglia
del fumo. Ce la passiamo
a vicenda. Anche la
città s’incendia ai suoi piedi ora
ch’è buio e lei evapora sulla
pira, entrando in me con gas
letale. Siringa. Chiudo
in tempo col tappo il foro,
e niente è più bello qui: lo
sguardo di lei sull’anello al dito, su
me, poi qualcosa di buono, la stufa, quel
caldo oramai più fratello d’un uomo.

6

Potrei tirar su con le mani
tutta l’acqua del mare. Anche più. E
attraverserei il fuoco da qui a lei in questo
oggi frocio. L’hai
vista l’altro giorno com’era? Piccina. Tutto il
mondo piccino. Le rotaie del destino oramai
fanno clic. Ma lo sai
quanto costa un’ochetta così? Che
sotto terra, dopo le cene, il quadrato di tanta insonnia,
con lei persino
lì starei bene.

7

Volano gli spiriti affettivi di qua e di là su
noi paurosamente soli, salvati
allora dalla coltre ch’ha parato
il salto. Quel
cinema o quella morte la ribeviamo in
piedi nei ricordi di lei ogni sera. Ossessivi.
E’ per me esplosione sull’intera linea di fuoco,
perché troppo volano gli spiriti affettivi, bruciati
come cera dal fosforo.
Penitenza
Vera, quei canti della mamma al suolo che
cantilena ginocchioni senza memoria.

8

RICHTER
Ancora
scale richter. Fuori il sole
fa foia. Ma qui! muore la
mamma com’un uccello. Pari dignità. Bisogna
dirlo che sta andando via. E’ tutta
nel becco, tutta lì, tutta vecchie
penne senza più cervello.
Non vi capiti mai d’essere misurati;
tanto
è l’ardore tra noi. Più
liturgia di dolore sacro, con scranni
cerebrali e vesti da cerimonia; chiusi
sempre tra le pareti come mosconi.
Sono
Poco e troppo le cose che vi posai con le mie
Ali: tappeti celesti e candelabri vuoti. Anche
dentro l’esilarante Richter, che assuefà
perdio, metà
come sono, ho sete, ma non
bevo io disegni divini mai
innocui.

Octet for a mother

Panda

Restless, painful and without ever turning 
round, crushing 
certainly not pepper or coffee, but gardenias. I love
mum and rats; I put them together who knows
why. Or again, Why love that
way? Thus broken in two, neck down,
dust without zipper, button, anything.
Always
without turning round. The Whys making life clearer to the
streetcars, or to plants. She, pure,
provides me
with this supply of bamboo. Nothing else.
And then away. I
go up, carrying her myself by now, and can’t
drop her, nor crush her, while I carefully place
each foot between the blades.

2

This is how sand is made, crumbled
by my home wind. It reveals
other weak things, for
instance blindness. I don’t know
what to say when she sits on me as if
I were cement. Or
she flies, I believe it, away she leaves, she stretches
out and up and all around. I watch
her with that
fear dwarfs have for monuments.

3

She, now elegant, showy, like mothers are, she comes out of
the blue and laughs. Something
windy, urgent, an escape, a return binds me
to her I’d give
my whole body for that laugh.
She rose
chest outward, toward an ecstasy of clouds,
from that distance blacker than not; then
she descended; it was raining. She
skipped rope, with her blazing saint’s feet and real pearls
around her neck.

4

Old Lina fell down, while singing, on
her back, as if a dumb force had suddenly
collapsed, drawing back the stirrups. She was riding and now she hits the ground. She grabs
her own face, pulling in vain her cataracts. Here
she is, my old dog-like mother.

5

Little woman like a hare, awake,
content with the day, she drinks water
like a sponge. Hey, I hardly have a hundred years
to wait for your departure! You look like Lazarus.
Later
we shall dry up the hair in the evening. She sees
many a house collapse for a hair’s sake, they are
people, or things, she can’t tell, its not surprising
that the cork still stays on the bottle
of smoke. We pass it
to one another. Even the
city burns at her feet now
that it’s dark and she evaporates on the
funeral pyre, entering me with
lethal gas. A syringe. Just in time
I shut the hole with the cork,
and nothing is more beautiful here: her
gaze on the ring on her finger, on
me, then something good, the stove, and that
heat, more brother than a man, by now.

6

I could gather all the sea water
in my hands. And more. And
I would cross the fire from here to her, in this
queer today. Did you see
how she looked the other day? Tiny. All the
world is tiny. By now the railtracks
of destiny click. Do you know
what such a chick will cost you? Even
underground, after the dinners and the
square root of so much insomnia, even there
I’d feel good with her.

7

Love spirits fly here and there over
us fearfully alone, saved
then by the blanket breaking
the fall. Standing,
we drink that cinema or that death
again each night in her memories. Obsessively
she is a blast along the line of fire,
because love spirits fly too high, burned up
like wax by sulphur.
Real atonement
those chants of my mother kneeling on the ground
in oblivious sing-song.

8

RICHTER
Richter
scale again. The sun outside
sends me in a heat. But here! Mum
dies like a bird. Same dignity. Il must
be said she is leaving. She’s all
beak, all there, old
feathers without a brain.
That you never be measured;
so great
is the fervour between us. More
liturgy of sacred suffering, on cerebral
pews and ceremonial robes; shut i
n by walls like bluebottles.
Too little
and too much is what I lay down with my
wings: celestial carpets and empty chandeliers. Even
inside the exhilarating Richter, who damned
habituates I’m the half
of myself, I’m thirsty, but I don’t
drink divine plans never
innocent.